Domenica 19 Novembre 2017  

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L'INTEGRAZIONE CONTRO IL SANGUE

di Martina Oddi

Dopo il massacro francese sempre più pressante l'esigenza di politiche nuove.

La condanna e' unanime. Il mondo sotto choc, a est e a ovest, lancia un messaggio di rifiuto della violenza efferata e dell'estremismo ritorto contro inermi innocenti. La solidarietà con la Francia e' unanime, mentre si levano forti le voci di prese di posizioni estreme non lontane dal populismo che monta quando l'orgoglio nazionale viene risvegliato, come la proposta di Marine Le Pen che asserisce ancora il valore della pena di morte come deterrente per i delitti più odiosi. L'occidente ha paura, e sconta la mancanza di politiche di reale integrazione, mentre le piu' autorevoli voci dell'Islam all'unisono si dissociano dal terrorismo. Libertà di stampa e ossequio alla religione, società omogenea e periferie di degrado, esclusione culturale e scontro religioso. I valori delle civiltà diverse ma in molti casi complementari, come avviene nel caso di immigrati integrati, oggi non riescono a integrarsi, perché manca un percorso definito da avviare sulla scia dell'intercultura finalizzata all'integrazione culturale e sociale. E' evidente che costruire un substrato comune e condiviso di valori, universalmente riconosciuto, che parta dai diritti umani fino a quelli civili, e' una strada impervia a causa di una pluralità  di fattori.  I torbidi contorni della democrazia del web, gli interessi degli equilibri politici, come gli ostacoli alla formazione dello stato della Palestina, il peso attivo di personalità influenti, in un senso- come l'intervento di Papa Bergoglio in una moschea insieme ai leader islamici - e nell'altro - basta ricordare gli Stati che finanziano il terrore ( Yemen  e Kuwait, solo per citare i più esposti) sono sotto gli occhi di tutti. Meno evidente se non dopo un'attenta analisi, la mancanza di politiche di integrazione reale, nel quotidiano, antidoto migliore all'esclusione sociale. Oggi che dalla Germania arriva l'allarme di attacchi su Roma, oggi che la Francia piange i suoi morti alla presenza di tutti i capi di Governo dell'Unione, e monta  lo sdegno e la voglia di dire no agli estremismi dalle piazze di tutta la nazione, a nord e sud della Senna, Prodi ricorda come il Presidente egiziano solo pochi giorni prima della tragica strage francese aveva auspicato una rivisitazione dei valori fondanti dell'islam, con il rifiuto della Jiahd e della violenza del terrore. Se diventasse questa la via a Oriente e a Occidente si cominciassero a mettere in atto politiche di integrazione dei soggetti più a rischio, nonché degli anelli deboli della catena - donne e figli della seconda generazione - la strada verso una convivenza pacifica forse sarebbe non più così impervia. Inutile ricordare come siano sempre le donne vittime di esclusione e segregazione, spesso incapaci di comunicare nei nuovi contesti a causa della barriera linguistica. Insieme ai giovani figli della seconda generazione, che non sentono di appartenere più alla storia dei padri, e si devono confrontare con dei coetanei che non sempre li accettano. E di fronte al rifiuto si cerca un'altra appartenenza, e il sangue diventa la risposta a una ricerca di senso che in altri rapporti e situazioni non viene riconosciuto. Il confronto, la condivisione di valori, di gusti, di principi, nel rispetto delle differenze in virtù del loro potenziale di arricchimento, può diventare un elemento di inclusione con i pari e la società di nuova appartenenza, un fattore di coinvolgimento socio - culturale forte e di unione e integrazione con un potere deterrente molto più incisivo e risolutivo della pena di morte. Il dialogo, nel rispetto delle appartenenze culturali, l'incontro quotidiano e scevro dagli stereotipi della paura e del nazionalismo, nonché dell'estremismo, sono basi da cui  ogni Stato potrebbe elaborare nuove politiche di integrazione, nel rispetto della storia di ogni contesto socio politico: diverso il caso dell'Italia, con una forte matrice Cristiana e in assenza di un passato coloniale, da quello di Inghilterra e Francia, legate a un background intensamente intriso di odi razziali e inasprito da differenze culturali mai integrate,  dall'epoca delle Colonie fino alle Banlieu. Dallo scambio culturale, per esempio nel caso delle scuole, agli eventi di intrattenimento che aumentano il coinvolgimento e la vicinanza, fino alle manifestazioni di piazza condivise sul web, controllando la democrazia virtuale e dandole un verso utile, creando una comunione di valori civili, si può ancora evitare lo scontro di civiltà, investendo  sulla solidarietà sociale capace di superare gli odi e i pregiudizi religiosi. La Primavera Araba, esempio di sinergie di giovani all'insegna della liberta', e' un ricordo sbiadito?

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