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SERGIO MATTARELLA IL PRESIDENTE DI TUTTI? di Brunetto Fantauzzi

Roma febbraio 2015


Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica. Una figura autorevole e di garanzia, un galantuomo nel quale gli italiani possono riconoscersi e su cui anche le Istituzioni possono fare af idamento all'ex ministro e attuale Giudice della Corte costituzionale al Quirinale esprimendo.
Per Sergio Mattarella parlano la storia e l’esperienza come giudice della Corte Costituzionale e come politico, uomo dello Stato più volte chiamato a ricoprire il ruolo di Ministro, seguendo da vicino vicende anche molto delicate. Le attestazioni di stima e di apprezzamento che stanno giungendo in queste ore testimoniano il valore del neo Presidente. Sergio Mattarella: chi è il nuovo inquilino del Colle. La sua storia politica dalla DC alla Corte Costituzionale. Sergio Mattarella (Palermo, 23 luglio 1941) è un politico italiano, dodicesimo presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015.
 

Dal 1983 al 2008 è stato deputato, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro. Dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare. È stato eletto presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015 al quarto scrutinio ed entrerà in carica dopo il giuramento, previsto il 3 febbraio.

Le carte le aveva e l’ha tenute in mano Renzi, gli altri hanno fatto i comprimari. Solo che non era Mattarella la carta che il presidente del Consiglio e segretario del Pd voleva calare. Ne aveva molte, a cominciare da quella di Padoan ma si è trovato costretto a sceglierne una che nel mazzo è entrata per ragioni di puro machiavellismo politico. Renzi ha scelto Mattarella, nonostante che la sua candidatura fosse stata preparata da molto tempo (da prima di Natale) da un manipolo di influenti, con alla testa il Presidente uscente, che non hanno certo lavorato per il consolidamento del debordante potere del presidente del Consiglio.


Il motivo è semplice: Renzi aveva capito che avrebbe potuto perdere il controllo del Pd (ai dissidenti conclamati stava per unirsi una fetta importante degli ex bersaniani e dalemiani che formalmente stanno con lui) e non ci ha pensato su due volte a far suo il Mattarella confezionato da altri.
Anche a costo di mettere in difficoltà Alfano (che per sua fortuna se l’è cavata in tempo) e Berlusconi (che resta vaso di coccio, soprattutto per le fibrillazioni interne, sempre più ingovernabili, che attraversano Forza Italia).
Renzi sa benissimo che sia Alfano per un verso sia Berlusconi per un altro, non possono alla fine che fare buon viso a cattivo gioco. No, il problema tornerà ad essere dentro il Pd. Perché quella intorno a Mattarella è un’unità specifica, momentanea, fragile. Renzi, che ha pagato dazio a sinistra, sarà tentato di rifarsi, mentre i suoi nemici (espliciti e occulti) proveranno a considerare la scelta del nuovo Capo dello Stato come un punto di partenza per una svolta politica. Umiliando il patto del NazarenoRenzi ha certamente ricompattato l’intero centrosinistra in nome di
quell’antiberlusconismo che dal 1994 ad oggi è stato ed è, nei fatti, il suo unico vero collante. Ma un nuovo Nazareno è necessario per le riforme costituzionali, e così potrebbero riesplodere più violentemente che mai i dissidi nel Pd di chi non mai ha sopportato il patto con il nemico di sempre. Dunque, le fibrillazioni che si sono prodotte in questo frangente e quelle immaginabili come prossime potrebbero sfociare, più prima che poi, in una vera e propria crisi politica. Ciò trasformerebbe quella di Renzi in una vittoria di Pirro?
Si dice che Mattarella riporterà alla normalità il ruolo della presidenza della Repubblica. Sciocchezza. Balza agli occhi, infatti, la clamorosa contraddizione tra le modalità con cui si è proceduto alla scelta del nuovo inquilino del Quirinale e la cifra non solo delle riforme istituzionali in itinere (bicameralismo, legge elettorale) ma anche dell’impostazione culturale con cui la politica oggi sipone nei confronti della società e dei singoli cittadini.

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