Domenica 19 Novembre 2017  

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CONVERSAZIONE DI FORMICHE.NET CON FOAD AODI, PRESIDENTE DELLA COMUNITA' DEL MONDO ARABO IN ITALIA

di Francesco De Palo

Il vero pericolo sociale? Non gli arabi o i musulmani, ma “il populismo di Matteo Salvini”. E ‘l’opinione di Foad Aodi, presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia che analizza con Formiche.net gli atteggiamenti dell’occidente e dell’Islam moderato all’indomani della imponente manifestazione parigina contro il terrorismo internazionale.

Si può uccidere in nome di Allah?
Assolutamente no e non esiste alcuna religione che lo consenta. Il terrorismo non ha una sua religione e le parole di Matteo Salvini non fanno altro che alimentare lo scontro, facendo così il gioco dei terroristi. Questi ultimi intendono arrivare proprio a questo punto, con gli occidentali in preda ai pregiudizi. Lo dico con franchezza: noi non abbiamo nulla contro la Lega Nord, rispettiamo tutte le idee politiche. Ma come condanno la strage parigina condanno anche i partiti che cavalcano l’onda del populismo, come quello di Salvini. E’ lui il principale pericolo sociale. Chiediamo più responsabilità da parte di un potenziale leader politico nazionale.

Lei ammette che si possa uccidere un vignettista autore di una vignetta contro Maometto?
No. I terroristi approfittano di ogni occasione che si presenta loro e utilizzano quello spazio lasciato vuoto dalla politica, soprattutto dalla diplomazia e dall‘Onu di cui faccio fatica a ricordare l’ultima azione forte. All’indomani delle Primavere Arabe tutti, Ue compresa, hanno detto che sarebbero state sostenute. Invece quei giovani, in cerca di libertà e democrazia, sono stati lasciati soli. E’ in quel frangente che alcuni movimenti violenti hanno approfittato della situazione, con l’Isis impegnata su due fronti.

Quali?
Contro l’Occidente e contro altri movimenti islamici già esistenti. Nel primo caso è sostenuta dal reclutamento di giovani o di finti convertiti all’Islam, come personaggi che hanno già combattuto in Siria e che oggi si spostano su un altro campo di battaglia. Nel secondo caso intendono con queste azioni superare il “livello” di accreditamento mondiale di altri movimenti. Per queste ragioni non dovremo essere passivi ma proporre soluzioni.

Perché pubblicamente e apertamente il mondo musulmano non condanna il terrorismo islamico?
A differenza dei cristiani che hanno un leader mondiale riconosciuto nel Santo Padre, la comunità islamica non ha un unico punto di riferimento, oltre ad avere varie e differenti anime. Sunniti, sciiti, salafiti, con questi ultimi che recentemente stanno emergendo non poco. Come ha osservato qualche islamico di peso, è stato un errore concedergli troppi spazi. E comunque una condanna diretta c’è stata da parte della Lega Araba e in Italia della Comai. Per quanto ci riguarda abbiamo espresso la massima solidarietà alle vittime così come ho personalmente fatto ieri all’ambasciatrice francese a Roma, anche in occasione della manifestazione in Piazza Farnese.

Ma la condanna non è sufficiente, come andare oltre?
Occorre dall’altra parte avere un interlocutore che ascolti le nostre proposte. Ho la fortuna, grazie al mio ruolo pubblico, di poter parlare e proporre ma tanti altri non sono nelle condizioni di farlo. Il ministro dell’Interno italiano, inoltre, non può continuare ad avanzare soluzioni senza ascoltare le comunità arabe riconosciute in Italia. Oggi il vero pericolo non è dato dalle moschee.

Per quale ragione?
Tutti sanno che ormai sono controllate, credo bisogna invece stare attenti a ciò che accade nella rete come il rapper che circola negli ultimi tempi. Fino a ieri i personaggi sospetti che si aggiravano nelle moschee venivano segnalati alle comunità, oggi purtroppo non è più così. Un capitolo a parte meritano i falsi convertiti all’Islam di cui mi preoccupo.

Il Presidente egiziano Al Sisi ha detto recentemente in occasione del discorso all’Università di Al Azhar che la loro religione non ha mai fatto i conti con la modernità: che ne pensa?
La globalizzazione è più rapida di quanto potessimo immaginarci. Porto l’esempio di Facebook: sulla mia pagina ci sono tutti, dai palestinesi agli israeliani. Quindici anni fa non c’era questa duttilità. Per cui sosteniamo che i nostri Paesi devono essere arabi, laici e con il rispetto verso ogni religione e il proprio testo sacro. In questo la libertà religiosa potrà essere garantita da accordi bilaterali.

Come hanno reagito le comunità musulmane in Italia?
Siamo indignati di quanto accaduto a Parigi. Non facciamo differenze di nazionalità quando sono degli innocenti a morire. Noi abbiamo preso parte a tutte le manifestazioni svolte in questi giorni, anzi colgo l’occasione per annunciare che ne promuoveremo un’altra a Roma convolgendo tutti gli attori in causa, in cui daremo massimo sostegno alle vittime degli attentati ma anche ai musulmani arabi che spesso vengono presi di mira dall’opinione pubblica. Mi sento di aggiungere che siamo gli angeli di Papa Francesco per difendere il Vaticano e l’Italia da ogni possibile minaccia estremista.

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