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CRISI GRECIA, ARMATORI FUGGONO A CIPRO. PAURA DI GREXIT MA ANCHE DI NUOVE TASSE di F.De Palo

La "casta" che per Costituzione è esentata dalle imposte sui profitti generati all'estero teme che i creditori del Paese impongano di eliminare i privilegi. Cosa che il governo Tsipras non ha ancora fatto. Secondo il numero uno della Camera del trasporto cipriota, Thomas Kazakos, molti spedizionieri greci hanno avviato contatti con le autorità locali per informarsi sulle procedure per trasferire la domiciliazione fiscale

Dagli appalti pubblici e dai conflitti di interessi nell’Egeo alla bandiera cipriota. Il possibile Grexit non spaventa solo le istituzioni europee ma anche le uniche realtà che in Grecia producono pil indisturbate (il 20% del totale): le grandi navi degli armatori, da Alafouzos a Melissanidis, da Niarchos a Marinakis, se la crisi dovesse avere un’evoluzione traumatica, potrebbero trasferire sedi e filiali a Cipro. Si tratta di quella casta che lo scorso febbraio il premier ellenico Alexis Tsipras aveva annunciato di voler colpire con una patrimoniale, senza poi tradurre in pratica la promessa. Tanto che dieci giorni fa il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker ha rivendicato di essere stato lui a chiedere al governo di rivedere le aliquote fiscali sulle compagnie di navigazione.

Peraltro in passato nessun norma ha impedito agli armatori greci di essere al contempo petrolieri, editori e titolari di lavori pubblici senza gare di appalto. Alcuni di loro recentemente hanno anche partecipato al processo di privatizzazioni come quella dell’Opap (il Totocalcio) nonostante possedessero importanti squadre di calcio. Senza contare che hanno goduto dell’esenzione fiscale per i profitti generati all’estero, come previsto dalla Costituzione.

La conferma della “voglia di Cipro” arriva dalle parole affidate alla stampa ellenica e inglese dal numero uno della Camera del trasporto cipriota, Thomas Kazakos. Alcuni spedizionieri greci hanno già avviato contatti con le autorità locali per informarsi sulle procedure richieste e sul sistema fiscale applicato al momento sull’isola. Dove, unico precedente europeo di quello che sta ora accadendo in Grecia, nel 2013 le banche sono rimaste chiuse per quasi due settimane in seguito a una crisi causata dalla pesante esposizione al debito di Atene. “Noi forniamo solo un ventaglio di informazioni, poi la scelta spetta a loro”, ha detto Kazakos all’agenzia di stampa News Agency Cipro.

Nell’occasione ha anche ammesso che nei giorni scorsi diversi rappresentanti di realtà elleniche hanno contattato le società operanti su Cipro per valutarne lo status fiscale e ragionare su come avviare le pratiche per trasferire la domiciliazione fiscale sull’isola. Il sistema in vigore a Cipro, ha commentato Kazakos, è qualcosa che “gli armatori greci considerano attraente, competitivo, anche perché è rispettoso della legge ed è trasparente”. Ad oggi già il 40% delle navi battenti bandiera cipriota sono di proprietà greca. E Cipro è la terza bandiera europea più utilizzata dopo quelle di Malta e Grecia, di fatto controllando il 4% della flotta mondiale. Il suo principale porto, Limassol, è residenza fiscale di circa 130 società di gestione navale che svolgono attività internazionali dall’isola, tra cui sino a due anni fa moltissimi russi.
Il settore greco della cantieristica navale, a dispetto delle notizie sui licenziamenti, gode di ottima salute: l’associazione nazionale che raggruppa gli armatori nigeriani (Nisa) ha appena annunciato di aver raggiunto un accordo con diversi armatori greci per ricevere 40 navi cargo nell’arco di ventiquattro mesi. Quindi nuove commesse.

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