Domenica 19 Novembre 2017  

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EMERGENZA TERRORE

di Martina Oddi

Terrore, violenza, clandestinità. L'Occidente subisce in questi drammatici giorni il più efferato attacco a memoria di uomo alla sua cultura e alle sue origini di pace. Ma tutto il globo patisce la logica del terrore, in contesto contemporaneo caratterizzato da conflitti di religione e immigrazione fuori controllo. Chiediamo Foad Aodi, presidente della comunità araba in Italia, a quale orizzonte dobbiamo prepararci nel medio lungo periodo.

La politica del terrore imperversa nel pianeta per mano di un manipolo di fuori legge, fuori controllo e fuori di testa. Come si potrebbero muovere gli stati per fronteggiare il nemico nell'era della violenza che inneggia alla religione come tema dello scontro e invade gli stati occidentali?

È' doverosa una premessa. Ormai la situazione è diventata molto preoccupante e mai si è' registrata una tale emergenza negli ultimi anni. Sta sfuggendo di mano alla diplomazia, siamo di fronte a un avversario che ha vinto tre guerre. Una mediatica con gli strumenti del terrore e il suo franchising del terrore con cui mira a aggregare lupi solitari e movimenti terroristici in crisi di identità. L'Isis si candida a diventarne fattore aggregante. Il suo secondo obbiettivo e' di imporsi sugli avversari del terrore formando così un consorzio terrore: basti vedere che  Al qeada sta per sciogliersi e entrare nell'Isis. La terza è una guerra interreligiosa con l'occidente ma anche tra musulmani stessi con il pericoloso scontro tra sunniti e sciiti, che va a insinuarsi nel conflitto in Arabia Saudita, nella situazione dell'Iran e nello scontro in Yemen. Con queste tre vittorie l'Isis ha messo in evidenza che la diplomazia degli Usa e dell'ONU non esiste e non manda alcun segnale. L'unico messaggio positivo dal Ministro degli Esteri e dallo stesso Renzi che è volato in Tunisia e in Egitto, ben capendo che oltre alle azioni militari occorrono azioni di dialogo. L'Isis, non lo dimentichiamo, è figlio del fallimento della guerra in Iraq, e in Afganistan. L'occidente deve dare un colpo di reni e mettere su un'azione su due binari con la comunità europea: una di dialogo in occidente con l'Islam e contemporaneamente combattere l'Isis non comprando il suo petrolio e non vendendogli armi, oltre a censurare i video del terrore per non propagare l'effetto di proselitismo.

Questi sono gli anni dei rifugiati politici. Cosa fare per garantire il diritto d'asilo a chi ne ha bisogno e distinguerlo dalla massa di immigrazione clandestina? Quali sono i principi della buona immigrazione?

Noi in questi mesi a differenza di tanti che urlano in tv allo scontro religioso in trasmissioni fatte ad hoc, abbiamo proposto al Governo Renzi due idee sorelle, i progetti della buona salute e della buona immigrazione. La buona immigrazione e' quella programmata che si basa su accordi bilaterali, sul principio dei diritti e dei doveri, sui diritti dell'uomo, e sul fatto che gli immigrati devono rispettare la cultura dei paesi ospitanti. Questo comporta più sanità, più prevenzione, il riconoscimento del diritto alla salute, combattendo il pregiudizio secondo il quale gli immigrati sono portatori di malattie. Abbiamo organizzato 416 convegni nazionali e internazionali sul tema, dimostrando che questo assunto non è vero. La soluzione passa per una buona immigrazione che garantisce una buona sanità. Occorre fare accordi bilaterali per  tutelare il diritto dei rifugiati politici, combattere l'immigrazione  irregolare e il traffico di esseri umani, attraverso la collaborazione tra la comunità europea e l'Italia, ricordando che se gli immigrati sono solo di passaggio nella penisola perché diretti in Europa, occorre siglare una nuova legge sull'immigrazione europea, aggiornata ai flussi attuali e che tenga conto del fatto che dopo la primavera araba non ci sono stati i risultati sperati, tranne in Tunisia, perché la comunità europea ha abbandonato tutti i nostri giovani. Bisogna combattere l'Isis anche nella sua veste di fornitore di servizi sanitari e sociali alla popolazione abbandonata dal governo per non dare alibi e non creare terreno fertile al proselitismo. Se non diamo noi gli  aiuti umanitari sarà l'Isis a farlo, per coinvolgere i più deboli nel movimento come simpatizzanti ponendosi come termine aggregante. Finora fortunatamente non è accaduto.

Il recente attacco al campo universitario keniota ha riproposto con prepotenza il problema del conflitto interreligioso tra l'Islam, e i suoi fanatici, e le minoranze cristiane. Come si può evitare il conflitto interreligioso?

Anche questa è una nostra proposta: combattere l'escalation del consorzio del terrore che in Somalia, Iraq, Tunisia, Kenia risveglia i movimenti dormienti che vogliono ritagliarsi uno spazio in esso. Occorre fare come predica Papa Francesco: non guardare altrove e impiantare il dialogo, che con le sole azioni militari non si risolve nulla. Non si ricordano nella storia recente problemi tra Islam e cristiani, lo sforzo del Papa per il dialogo e la pace si scontra con l'inerzia delle diplomazie europee che non danno risposte, se non mediatiche, incapaci di fare proposte per fermare lo scontro, che non è solo con i cristiani, ma anche nel seno dell'Islam, tra sciiti e sunniti. Chiediamo di convocare una  conferenza mondiale tra musulmani, cristiani, ebrei e coopti: vedremo allora  chi partecipa e chi crede nel dialogo.

L'emergenza umana dei profughi palestinesi è solo l'ultima in termini di tempo, ma già si profila come un'ecatombe. Cosa si può fare per salvare i rifugiati siriano- palestinesi?

La situazione è molto difficile, noi abbiamo lanciato un appello per raccogliere fondi per  salvare i 3500 bambini palestinesi con le loro famiglie. Il Governo italiano ha stanziato 1500000 eu per gli aiuti, la Croce rossa sta chiedendo di entrare, li c'è il 30% bimbi morti già per fame e tanti morti in strada, con il rischio di una epidemia; mancano latte, acqua, disinfettanti sanitari. Serve un corridoio umanitario per salvare i palestinesi due volte vittime: prima perché costretti a abbandonare la  Palestina e poi perché hanno perso il loro rifugio. Chiediamo a Gentiloni di coinvolgere l'ONU e l'Europa.

La soluzione del conflitto israeliano palestinese può disinnescare la mina degli alibi e delle apologie della violenza? Nel caso dell'Iran Israele ha serrato i denti;  con un atteggiamento di tale chiusura, ci sarà spazio per il dialogo finché resta questa governance?

Dobbiamo sempre sperare nel dialogo: ci sono tanti bimbi vittime della violenza. Noi chiediamo due stati per due popoli. La vicenda dell'Iran non deve condizionare la situazione in Terra Santa, e nemmeno l'attuale guerra fredda, occorre per trovare un nuovo equilibrio interno che non sacrifichi la Palestina.


Ovunque le rappresentanze minoritarie - curdi, palestinesi, cristiani - sono oggetto di terrore e rappresaglie. Cosa si può fare per tutelare le minoranze, fondamentali per la democrazia?

Non si tratta di minoranze o maggioranze, i terroristi vanno a colpire i più deboli, bisogna tutelare i diritti di tutti: questi non guardano in faccia nessuno pur di accreditarsi. Ammazzano bimbi e uccidono sulla spiaggia come nei film americani: è la strategia del terrore per attrarre lupi solitari assoldati per compiere attentati. Siamo in pericolo, la più grande minaccia a memoria d'uomo, di fronte a terroristi con cui non si può trattare.

Quali sono le conseguenze in termini geo politici della nuova situazione planetaria? E l'Italia che ruolo gioca?

L'Italia ha ruolo molto importante, mentre vedo debole l'Europa e molto distanti gli Usa che fanno un gioco di rimessa, scottati dalle esperienze in Afganistan e in Iraq! con l'ONU latitante, quando invece dovrebbe diramare sanzioni. Le nazioni europee non vanno d'accordo in politica estera perché ognuna vuole il ruolo di prima donna - come la Francia e la Germania - bene invece il ministro Gentiloni e molto bene Renzi.

Un'emergenza mai vissuta prima che richiede il massimo sforzo dell'Europa e delle diplomazie di tutto il mondo, sotto l'egida dell'ONU animato da una nuova energia, che venga affrontata con una doppia strategia, nell'azione di dialogo con le operazioni militari. Per debellare la violenza dell'Isis non bastano gli eserciti, ma servono anche nuove norme sull'immigrazione e una nuova politica di integrazione sociale per non lasciare indietro nessuno.

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