Domenica 19 Novembre 2017  

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FRONTIERE DI PACE

di Martina Oddi

Dopo il sanguinario attacco alla Francia la pace sembra un obbiettivo lontano. Ma possibile. Intervista con Foad Aodi.

Est e ovest a confronto, cercando una via per la pace. Lo scontro religioso e di civiltà sembra uno spauracchio realistico, e la gente vive la quotidianità con paura, da una parte, e un forte senso di alienata discriminazione, dall'altra.

Quale può essere la via della pace?
 
Sicuramente gli stati devono lavorare a politiche di integrazione e rifiutare il modello della violenza che imperversa nella vita quotidiana, in Oriente - e' di due giorni fa lo sconcertante video del bimbo di 10 anni che uccide due spie russe inneggiando alla Jihad. Ma che viene riproposto anche in Occidente, ad esempio in pellicole cinematografiche che non hanno nulla da dire in termini artistici ma lanciano un messaggio di rifiuto del rispetto della vita - come la saga della Meyer sui vampiri che imperversa tra gli adolescenti. Violenza osannata, sangue come missione e terrore come fede. Un cerchio che soffoca il mondo e che oggi deve porre di fronte a una riflessione. Foad Aodi, (presidente dell'Amsi, della comunita' del mondo arabo - Comai - e del movimento Uniti per Unire) spiega quali sono le politiche di integrazione e lotta al terrore pianificate dalla Lega Araba, quali deterrenti si stanno mettendo in atto per combattere la violenza, dopo l'appello del Presidente egiziano all'Imam per una rilettura moderna dell'Islam, scevra dalle logiche del terrore e della contrapposizione con l'Occidente.

La violenza come inno all'identità e' un messaggio contro cui opporre tutta la resistenza per difendere i diritti civili e lo sviluppo della civiltà. Qual'e' la visione originale dell'islam rispetto alla violenza?

L'Islam e' una religione di pace e che predica il dialogo, condannando ogni forma di violenza professata nel suo nome. Non autorizza nessuno a uccidere. Quella che ci propinano i gruppi estremisti e' una forma distorta per fini politici e il loro tentativo di accreditarsi come islam non e' autentico. Tutto il mondo arabo, anche la Comai, ha condannato in ogni modo la tragica strage di Parigi.

Papa Bergoglio, con fermezza, ha invitato i leader religiosi islamici a condannare ogni forma di violenza del terrore. Un gesto coraggioso, che ha avuto un'eco forte. Forse la condanna potrebbe essere un importante deterrente?

E' doveroso condannare questi atti di efferata violenza, anche per non lasciare alibi e ambiguità interpretative. La nostra solidarietà ai francesi e' totale, sicuramente e' importante rinnegare la violenza e prendere le distanze dagli estremisti.

La condanna agli attentati di Parigi e' generale. Mentre la Francia si stringe intorno alle vittime e ai superstiti, il mondo occidentale si prepara a fronteggiare i suoi nemici, come ha dichiarato ieri anche Matteo Renzi. L'Amsi invece e' una associazione di medici stranieri, perfettamente integrati, prova di coesistenza nelle differenze e condivisione dei valori della convivenza pacifica.

Quali sono le vostre soluzioni in termini di dialogo e incontro?

Come Amsi dal 2000, Comai dal 2008 e movimento Uniti per unite dal 2010, insieme al giornale online Lasvolta.it, siamo impegnati da anni nello gettare le basi di una convivenza pacifica lungo il  filo rosso del dialogo  interreligioso, per combattere ogni pregiudizio, riconoscendo a ognuno la sua fede e il rispetto reciproco delle differenze, convinti che l'identità sia sinonimo di apertura non di chiusura . Questa politica ha dato i suoi frutti, e oggi siamo l'esempio di una comunità integrata e coesa.

Sul piano internazionale, abbiamo stilato tre proposte importanti ai fini dell'integrazione. Una legge sull'immigrazione europea, punto di riferimento per tutti paesi dell'euro zona, che stabilisca la cooperazione basata su principio diritti - doveri e la cooperazione degli stati a est e ovest.

Abbiamo anche indicato come significativo un coordinamento europeo nel mediterraneo per soluzioni operative contro immigrazione irregolare, posto che essa non porta terroristi, ma spesso riguarda persone che fuggono per motivi umanitari.

Infine, ribadite la fermezza della condanna e la solidarietà sincera ai francesi, per prevenire ogni rischio di arrivo di individui dai fronti siriano o del califfato, o azioni inconsulte di giovani in fase di lavaggio cervello, e' necessaria la collaborazione degli stati per la sorveglianza sui confini e i trasferimenti dei soggetti pericolosi che combattono con gli estremisti, difficili da rintracciare, se non attraverso uno scambio di informazioni fondamentale per monitorarne gli spostamenti e prevenire azioni terroristiche.

Infine occorre non trascurare gli strumenti usati per affascinare giovani in crisi identità o in difficolta' economiche, come il proselitismo in internet o su facebook, molto pericolosi, oggi che le moschee sono sotto controllo, ma e' in auge un terrorismo fai da te di cellule isolate che si organizzano tramite il web.

Rimandiamo al mittente le provocazioni di Salvini che ha inneggiato alla islamofobia, con slogan contro l'islam usati per fini politici e elettorali, in un gioco  di estremismi finalizzato a scatenare scontri di civiltà. Invochiamo una grande responsabilità dei politici nelle dichiarazioni al fine di non cedere alla tentazione di strumentalizzazioni.

Quali sono le strategie di integrazione che potrebbero essere messe in piedi per creare una comunità coesa e integrata?

Innanzi tutto un'immigrazione programmata, attraverso il censimento sul posto del lavoro, orientata in base al mercato lavoro. Scuola e istruzione giocano un ruolo  molto importante, attraverso campagne di conoscenza contro la discriminazione, per combattere paura e pregiudizi. Le persone rifiutate dalla società e discriminate, le crisi di identità dei giovani di seconda generazione sono esche tremende che si possono prevenire. La cooperazione, lo scambio socio sanitario, l'insegnamento della lingua italiana, i servizi del welfare per chi e in difficoltà, sono passi fondamentali per evitare la formazione di ghetti simili alle Banlieu. Una popolazione integrata porge meno il fianco ai movimenti estremisti e riduce il loro appeal su giovani e convertiti dell'ultima ora, per finalità politiche e  mediatiche.

Esempi non isolati di sinergie diverse e proattive, l'Amsi, la Comai e il movimento Uniti per unire,  sono voci che parlano di pace. Perché oltre alla decisa lotta al terrorismo, occorre gettare le basi per la convivenza pacifica in un mondo in cui l'incontro e lo scambio positivo, nel rispetto delle differenze, sono il miglior deterrente allo scontro e alla violenza.

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