Domenica 19 Novembre 2017  

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ISLAM IN ITALIA di Khalil Altoubat

Il Dr. Altoubat Membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam Italiano - Ministero dell’Interno
Membro dell’Associazione AMSI (Associazione Medici stranieri in Italia), Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia) e membro dell’Ufficio di Presidenza del Movimento Uniti per Unire (Movimento Internazionale, Transculturale ed Interprofessionale) in un'articolo rilascia la sua dichiarazione in merito lo stato dei rapporti tra l'Islam e l'Europa.

Dopo la fiducia delle istituzioni italiane e la mia nomina al consiglio scientifico per le relazioni con l’Islam italiano istituito recentemente con decreto del Ministro dell’Interno, non posso esimermi dal partecipare attivamente alla discussione in atto, in Europa in generale e in Italia in particolare, sullo stato dei rapporti tra Islam e Europa, in particolare il processo di riconoscimento della religione musulmana e l’Italia. Rapporto ancora in attesa di “formalizzazione”. A questo punto sento la responsabilità tutta, e mi onoro di essere un cittadino italiano di cultura araba e religione islamica. Sento il peso di dover fedelmente trasferire e far comprendere i dettami dell’Islam, da una parte, e la costituzione italiana laica, dall’altra. Ma su una cosa sono certo; serve uno sforzo di tutti per “normalizzare” questa relazione tra l’Italia e i suoi cittadini musulmani.  Occorre farlo con gli stessi cittadini italiani di fede islamica, essi sono i fruitori dei diritti garantiti dalla Costituzione Italiana, e a loro va garantito tale diritto prima di ogni altra considerazione, e non con i governi dei loro paesi d’origine, governi spesso fantoccio di qualche satrapo di turno.
I legami storici tra l’Italia e i paesi del mediterraneo – Medio-Oriente  hanno radici ataviche e continueranno nonostante la globalizzazione. Vi sono molteplici interessi tra l’Italia e i paesi arabi o musulmani, la bilancia degli scambi commerciali solo Italo - Araba e’ decisamente ragguardevole. Sottolineare l’interesse comune e rafforzare le dinamiche positive, per uno scambio socio-culturale che va almeno a pari passo con quello economico e commerciale. 
Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo deve rispecchiare la sua prominente posizione geografica come ponte naturale tra le sponde del Mar Mediterraneo e primo approdo delle rotte est - ovest. Ciò impone all’Italia di avviare un processo di riconoscimento reciproco tra le diverse culture e confessioni religiose. Un piano complessivo che porta ad un riconoscimento reciproco ed una proficua cooperazione - tramite programmi e politiche – attiva tra le parti.
Credo sia arrivata l’ora di riconoscere l’Islam come seconda religione praticata in Italia. Non mi trovo d’accordo con chi pensa o prospetta un islam europeo, un islam a misura e volere dell’Occidente. Credo che questo tipo di idee non porta che incomprensioni e a stupidi scontri che  purtroppo stiamo vivendo soprattutto in questi giorni.
Il riconoscimento e’ il punto di partenza, e l’iniziativa deve essere presa dall’Italia in un quadro europeo. Non e’ più giustificabile rinviare tale riconoscimento per fronteggiare strumentalizzazioni che sono oggi all’ordine del giorno.
L’Islam e’ una religione che non ha in seno un potere precostituito come e’ nel caso delle altre religioni.
 pur occupandosi, con minuziosi precetti, di gran parte della vita dei credenti, ignora completamente l'esistenza di un organismo gerarchicamente organizzato e composto di persone investite di caratteri sacramentali, con un capo al vertice. Nell'Islam sunnita, infatti non vi sono sacerdoti, ministri di culto oppure un'autorità superiore nelle controversie fra dotti. Il diritto islamico, quindi, non può essere paragonato ad un sistema laico di tipo occidentale e non è nemmeno un diritto positivo (fatto dagli uomini), ma fonda le sue origini da fonti religiose, non è stato emanato da un'autorità civile e i giuristi musulmani hanno solo interpretato la volontà di Dio. Per questi motivi, potremmo considerare il diritto islamico come un peculiare sistema di diritto sacro, al pari del diritto ebraico e di quello canonico cattolico-romano.
Le forzature fatte come nel caso di Al Azhar (Egitto) o L’Unione dei paesi islamici con sede alla Mecca (Arabia Saudita), confermano il fallimento di costruire o costituire un potere solo per rispondere o corrispondere agli altri sistemi religiosi. Oltre a confermare una sua caratteristica unica nel rapporto diretto con Dio senza tramite alcuno.
Non bisogna perder tempo nella ricerca di legittimazione da questo o quel organismo o stato islamico, occorre riconoscere la religione e non chi la rappresenta, all’interno di una costituzione di un paese laico e democratico come e’ la repubblica italiana. Poi si possono fare accordi e progetti di cooperazione con tutti gli organismi esistenti insieme a tutti i paesi islamici senza distinzione. Bisogna riconoscere il diritto di osservazione e pratica della terza religione monoteistica dandole tutta “l’infrastruttura”- i luoghi di culto - occorrente per agevolare tale pratica come si conviene per tutte le altre confessioni religiose.
La forza del diritto imporrà il rispetto dei doveri. Un messaggio forte e chiaro a tutta la popolazione di seconda e terza generazione dei cittadini europei di religione musulmana. Il riconoscimento istituzionale porterà  ad un processo di integrazione equilibrato e dignitoso, senza per questo defraudare i già consolidati diritti delle altre religioni riconosciute dallo Stato italiano.

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