Domenica 19 Novembre 2017  

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NUOVE FRONTIERE DI CONVIVENZA

di Martina Oddi

Nel XXI secolo l'esigenza di concertare politiche che garantiscano la convivenza pacifica tra gli esseri umani assurge ad imperativo ineludibile.
La composizione variegata e multi origine delle realtà occidentali impone una scelta di civiltà. Nuove politiche di integrazione, che garantiscano una reale sinergia dei vari membri della comunità, appaiono sempre più urgenti, sia per motivi di sicurezza, per prevenire eventuali conflitti inter religiosi, sia per garantire uno sviluppo organico della collettività multietnica del ventunesimo secolo.

Quanto è' importante evitare il formarsi di ghetti e quartieri abbandonati al degrado per prevenire la deriva violenta dei soggetti più a rischio? Lo chiediamo a Foad Aodi, presidente della Comai, comunità araba in Italia.

Sicuramente la presenza di quartieri con massiccia presenza di immigrati come avviene in Francia non è un segnale positivo per l'integrazione, in quanto gli immigrati non hanno alcun contatto diretto con il paese di accoglienza, la sua cultura e la sua lingua, quindi è due volte immigrato, perché vive in un paese straniero e in esso in un ghetto isolato dalla quotidianità della società in cui si è trasferito. Ciò non facilita l'integrazione, e inoltre aumenta il grado di potenziale pericolosità di alcuni soggetti  in crisi di identità sociale e in gravi difficoltà economiche.

Con quali politiche di integrazione sociale si potrebbe affrontare l'emergenza immigrazione, e quali pratiche si potrebbero inserire nell'uso comune per creare affinità culturali e politiche?

Bisogna intervenire a due livelli. A livello internazionale pianificando un'immigrazione regolare e programmata, basata sulle reali esigenze del mercato del lavoro, combattendo di pari passo quella irregolare. A livello nazionale vanno messe in campo proposte concrete sulla sanità, sull'istruzione, nella cultura e nella cooperazione internazionale. La conoscenza e l'informazione sulle altrui culture favoriscono lo scambio e il confronto a 360 gradi per combattere ogni pregiudizio. Anche una Consulta inter religiosa risulterebbe più costruttiva rispetto a quella dedicata all'islam, scongiurando lo stereotipo del mussulmano portatore di problemi. Anche la comunicazione, lo studio della lingua, la trasformazione dell'ora di religione nell'ora della storia delle religioni, gli scambi culturali, aiutano ad avvicinarsi.

E sul piano del lavoro?

Occorre Intervenire sul piano dei diritti e dei doveri, combattendo lo sfruttamento cui tanti immigrati sono sottoposti e il lavoro nero.

Anche le sinergie sul piano dell'educazione sono fondamentali. Quali sono più efficaci?

Intensificare la conoscenza interculturale e interreligiosa,  il confronto fra studenti, evitando accuratamente scuole di soli stranieri che diventano ghetti ma formando classi omogenee. L'Universita' e' importante per coinvolgere i figli della terza generazione, che oggi sono un problema da gestire. Ma anche le politiche di scambio socio culturale e sanitario con i paesi di origine attraverso il gemellaggio. Combattendo l'immigrazione irregolare e promuovendo la conoscenza culturale e il dialogo interreligioso e la buona immigrazione basata su diritti e doveri e sulle esigenze del mercato del lavoro, si evita di prestare il fianco a discriminazione, nonché' il razzismo al contrario. Il dialogo interreligioso è fondamentale, e ringrazio il Ministro Alfano per aver accettato due delle nostre proposte, con la conseguenza di aprire il confronto tra l'Italia e tutte le associazioni religiose e di istituire l'albo di tutti gli Imam italiani. E con la speranza che presto il confronto venga esteso anche alla comunità laica, di mussulmani non praticanti, che sono la maggioranza. Si eviterebbero gli errori della Consulta di Pisanu, tra stigmatizzazione del pregiudizio e miopie nella valutazione dei soggetti da coinvolgere.

Importante, per una collettività osmotica e armoniosamente integrata, anche la diffusione del diritto alla salute, in modo tale da essere garantito anche alle fasce più deboli. Quali sono le possibilità in materia?

Intanto occorre combattere il pregiudizio secondo il quale gli immigrati sono portatori di malattie: si tratta di un atto discriminatorio, la verità dei fatti è che molti si ammalano qui. Occorre facilitare l'ingresso nelle strutture pubbliche, con il riconoscimento degli ambulatorio per stranieri, estendendo il diritto alla salute, che non può essere condizionato dal possesso o meno del permesso di soggiorno. Si possono poi organizzare convegni a momenti seminariali sui problemi sanitari e facilitare il confronto nel momento della conoscenza.

I giovani figli di immigrati, sospesi nella doppia identità dei padri e dei pari, da cui vengono rifiutati, insieme alle donne, che spesso vivono in regime di segregazione, sono l'anello debole della catena. Cosa si può fare per superare le barriere che relegano i soggetti a rischio ai margini?

Si trovano ai margini perché vengono meno tutti gli strumenti per la loro sopravvivenza.  Nella sanità i più deboli sono quelli senza permesso soggiorno, per cui bisogna intensificare l'attività ambulatoriale. Le donne, siano esse prostitute o donne sole, si trovano spesso nella condizione di dover ricorrere all'interruzione della gravidanza quindi e' importante l'attività dei consultori. I giovani di seconda generazione vivono il rifiuto del mondo dei padri e sono emarginati dai coetanei: capire le difficoltà e aiutarli è fondamentale, perché sono potenzialmente pericolosi in quanto facilmente influenzabili dai movimenti estremismi, in preda a una crisi di identità che è anche sociale e economica.


L'Italia, tra l'accoglienza lasciata al buon cuore e il riconoscimento del bisogno di aiuto con misure limitate, come la concessione delle abitazioni popolari al centro di aspre polemiche, affronta l'emergenza immigrazione senza un reale supporto da parte del'UE e si affida a misure precarie non inserite in un quadro di integrazione organico e lungimirante. Negli ultimi giorni il Governo Renzi sta correndo ai ripari, inaugurando, forse stimolato dalla lunga tradizione dell'accoglienza del mare, oggi che il Mediterraneo è e rischio, una serie di riforme importanti, come la registrazione in un albo di tutti gli Imam presenti sul territorio nazionale e l'istituzione di una tavolo di concertazione con tutte le comunità islamiche. Primi cenni di una reale presa di coscienza del problema della convivenza pacifica tra popoli diversi, nel miillennio della globalizzazione che annulla le distanze spaziali con un click e rende tutti cittadini del mondo.

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