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LA DIFFICOLTA’ NEL DEGLUTIRE E’ UN PROBLEMA PER IL 35% DI BAMBINI ED ANZIANI

La semplice deglutizione, per alcuni tra adulti e bambini, può essere difficoltosa. I principali sintomi della disfagia sono l’intolleranza ad alcuni cibi, il rifiuto all’alimentazione, l’assenza di crescita. Per i più piccoli, la percentuale è tra il 25% ed il 45%, negli anziani del 40%. La stessa aumenta per coloro che hanno avuto un ictus 80%, o patologie come Parkinson 82% o Alzheimer 84%.

La difficoltà di deglutire cibi liquidi e solidi è clinicamente detta disfagia. È una patologia che ha origine dalle alterazioni del controllo di muscoli o nervi. La disfagia si può presentare in diversi stadi di gravità ma può essere  ridotta  con semplici accorgimenti.

Si deve prestare particolarmente attenzione a presenza di tosse durante i pasti. Se la stessa si presenta persistente bisogna affidarsi tempestivamente ad uno specialista. Questo è un importante fattore da non sottovalutare.  Un’altra regola da seguire è non mescolare la pastina nel brodo poiché crea difficoltà considerando che sono due elementi  di diversa solidità. Bisogna preferire alimenti come puré e passati ed occorre controllare la postura, cioè i pasti devono essere serviti, in caso di persone allettate, sollevando il busto  e cercare di mantenere questa posizione per almeno 1 ora dopo il pasto.

I traumi cerebrali, cervicali e vertebrali, ictus, malattie che attaccano la funzionalità muscolare ovvero Parkinson, sclerosi multipla, SLA, malattie congenite, sindrome di Down, sono tra le cause più comuni della disfagia. Nei più piccoli la disfagia si manifesta con  rifiuto all’alimentazione, assenza di crescita, difficoltà nella masticazione, intolleranza ad alcuni cibi. I sintomi  sono in via generale tosse involontaria, fuoriuscita di cibi o liquidi dal naso, voce velata durante o dopo l’inghiottimento, dolore o fastidio e sensazione di avere presenza di cibo nella gola.

Il logopedista è il professionista che valuta e rieduca la disfagia e insieme al medico foniatra, sarà in grado di valutare se necessari  approfondimenti clinici per il riconoscimento e la gestione della disfagia.

 

Articolo di Bea Maurizio

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