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"UNA LUNGA STORIA...COL FISCO" PER GINO PAOLI IN SVIZZERA CONTI "SENZA FINE"

di heather francis iermano

 

La notizia è nota già da un po', Gino Paoli, l'ormai ex Presidente della SIAE, è indagato dalla Procura della Repubblica di Genova per evasione fiscale. Eh sì, proprio lui, l'autore de Il cielo in una stanza, di Che cosa c'è, Quattro amici al bar. Proprio lui, che aveva chiamato cialtroni, anarchici e ridicoli gli occupanti del Teatro Valle di Roma perchè non pagavano i diritti d'autore, perchè evadevano le tasse e non versavano i contributi previdenziali all'Enpals. Li aveva definiti “un collettivo di arroganti”, proprio lui, proprio Gino Paoli, che la settimana scorsa ha subito il blitz della guardia di finanza nella sua casa di Genova.

 

L' accusa, per il cantautore, è quella di aver trasferito nei suoi conti in Svizzera 2milioni di euro per un'evasione fiscale di circa 800mila euro. Con lui è indagata anche la moglie Paola Penzo e altri due soci delle tre società genovesi che fanno capo al cantautore, la Edizioni musicali senza fine, la Sansa e la Grande Lontra. Secondo l'inchiesta, una parte di questi soldi sarebbe il frutto di pagamenti in nero per concerti tenuti in tutta Italia alle Feste dell'Unità. Per la procura e la Guardia di finanza genovesi, Paoli ha quindi nascosto nella dichiarazione dei redditi del 2009, relativa al 2008, ottocentomila euro, ma l'indagine sembra stia prendendo in esame anche anni precedenti.

 

La Procura di Genova, ha infatti già da tempo trovato le tracce dell'evasione mentre indagava sulla maxitruffa ai danni di Banca Carige. In quella occasione, da un'intercettazione ambientale emerse una conversazione avvenuta tra il commercialista Andrea Vallebuona e il cantautaore, conversazione che secondo gli inquirenti era parecchio esplicita. Si considerava infatti l'ipotesi di portare quei 2milioni in Svizzera e la possibilità di farli rientrare "scudati". Soldi che sarebbero i guadagni di una delle società di Paoli e che, secondo i primi confronti, non comparirebbero mai nelle dichiarazioni dei redditi del cantautore.

 

Sicuramente, l' inchiesta che coinvolge Paoli non ha nulla a che vedere con la cosiddetta "banda Berneschi", ma potrebbe avere qualche punto di contatto con l' indagine sul Centro fiduciario che, secondo la Guardia di finanza, costituiva "un crocevia strategico" per la gestione da parte dell'ex dirigenza Carige, di "pratiche finanziarie opache" riguardanti capitali di provenienza illecita. Per quell' indagine uno dei reati ipotizzati è di riciclaggio.

 

A seguito dei controlli sui conti in Svizzera, Gino Paoli si è dimesso dalla presidenza della SIAE, rinunciando così al suo ruolo di garante dei diritti d'autore e cercando, in questo modo, di affrontare al meglio la difesa dall'accusa di evasione. Dopo aver manifestato l'intenzione di dimettersi dalla propria carica, sarebbe però poi tornato sui suoi passi, dichiarandosi semplicemente intenzionato ad “autosospendersi”.

 

Il fatto che il cantautore genovese senta il bisogno, pur dichiarandosi assolutamente innocente, di fare un passo indietro rispetto alla sua carica, penso sia dovuto. Non credo infatti possibile che il Presidente della Società Italiana Autori ed Editori, che tra l'altro svolge servizi di controllo per conto dell' Agenzia delle Entrate, sia un uomo che, seppure innocente, al momento si trova indagato proprio per evasione fiscale.

 

Però credo che non basti una mera autospospensione da parte del Maestro Paoli per poter risolvere i problemi. Bisogna ricordare in primo luogo che la SIAE è un ente pubblico economico a base associativa cui la legge demanda una serie di fondamentali attività di carattere pubblicistico.

 

Il Presidente della SIAE è per legge eletto dal Consiglio di Sorveglianza della Società e nominato con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di comune accordo con il Ministro dei beni e delle attività culturali e con il Ministro dell'Economia, sentito il parere delle commissioni competenti di Camera e Senato. Tutto questo per dire che secondo me si tratta di un ente veramente importante, di una cosa troppo seria perchè il suo Presidente, indagato per evasione fiscale, possa limitarsi semplicemente a manifestare, non si sa neanche come e a chi, la propria volontà di “autosospendersi”.

La SIAE non è un club o un circolo privato dove il presidente comunica agli iscritti di prendersi una pausa. Paoli avrebbe dovuto, piuttosto, rimettere il proprio incarico nelle mani di chi l'ha nominato, sentendo il parere del Consiglio di Sorveglianza della Società, del Presidente del Consiglio e dei Ministri che lo hanno designato affinchè si sarebbe potuto procedere tempestivamente alla nomina di un nuovo Presidente.

 

Ma lasciando da parte questi discorsi legati alla forma, il problema fondamentale è che un ente pubblico, quale la SIAE, non può rimanere per molto tempo senza un Presidente.

Se poi consideriamo le tempistiche inutilmente lunghe che caratterizzano da sempre i processi del nostro paese, non so quando l'ex Presidente Gino Paoli potrà effettivamente ritornare alla sua carica, sospendendo o prorogando la propria autosospensione. Le centinaia di migliaia di autori ed editori iscritti alla SIAE, non possono e non meritano di dipendere a tempo indeterminato dal destino processuale di Gino Paoli, i diritti d'autore non sono di secondaria importanza.

 

Il 19 febbraio, a poche ore dalla notizia dell'indagine, su internet si è scatenato il caso mediatico: “Questo conto non ha più pareti” , su Twitter iniziano le prime battute cinguettanti, i soliti ironici giochi di parole e gli sfottò senza pietà.

“Assurdo che questa vicenda sia finita in pasto al pubblico, e comunque sono tutte balle e lo dimostrerò" : Gino Paoli si sfoga col suo avvocato Daria Pesce.

 

Il Movimento 5 Stelle alla camera suggerisce al cantante “come atto doveroso, le dimissioni dalla sua carica”. Beppe Grillo, sul suo blog, difende l'amico Gino Paoli:

“A questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto”. E precisa: “Io non ho ‘mosso i miei' contro Gino Paoli, aspetto la magistratura prima di emettere qualunque giudizio, alla faccia degli sciacalli dell'informazione”. E in una telefonata che avrebbe fatto all'amico Paoli, Grillo si dissocia e prende le distanze dal comunicato dei parlamentari del suo partito chiedendo scusa per quelle parole. In serata, però, il post di Grillo scompare dalla home ed è possibile leggerlo solo tramite apposita ricerca sul blog. Nel corso della giornata, infatti, diversi attivisti avevano attaccato il comico per la difesa d'ufficio del cantautore genovese, accusandolo di usare due pesi e due misure.

 

Ma sul sito istituzionale della SIAE non c'è ancora neanche una riga che spieghi quanto stia accadendo in questi giorni e Gino Paoli, che nel frattempo si è autosospeso dall'incarico è stato interrogato ieri dai magistrati.

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