Venerdì 24 Novembre 2017  

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RINO FIUMARA IL MANAGER DEI VIP

 

 

Segreti e misteri dietro la canzone

 

 

di Brunetto e Lorena Fantauzzi

Rino Fiumara è l’impresario che da quarant’anni guida, ascolta e studia le maggiori star del mondo della musica leggera italiana: da Claudio Villa a Little Tony, da Milva a Iva Zanicchi, da Lando Fiorini a Lucio Battisti, da Nada a Marcella, da Fiorella Mannoia a Mino Reitano, Ivan Graziani, Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Alex Britti, Anna Tatangelo, Gigi D’Alessio, Biagio Antonacci.

Ha anche segnato l’inizio della carriera di uomini di spettacolo come Fabio Fazio, Enrico Montesano, Dario Ballantini, Massimo Troisi.

 

Il mio è il lavoro che per eccellenza si svolge dietro le quinte: un po’manager e un po’ coach, la persona sulla quale contano gli artisti. Organizzo i concerti e le serate ma dispenso anche consigli e ascolto gli sfoghi”.

 

Dopo cinquant’anni di onorata carriera, oggi Fiumara narra i suoi ricordi più belli, gli aneddoti più divertenti e gli episodi più curiosi che hanno costellato la sua vita da manager.

I suoi racconti sono una galleria di situazioni e circostanze divertenti e inedite, ma anche una vera e propria storia della canzone e del mondo dello spettacolo dagli anni ’60 a oggi.

È un interessante e insospettato affresco del complesso mestiere di impresario e dello stravagante mondo che gli ruota attorno, raccolto dal giornalista Marco Nese, quello della Piovra per intenderci, per le edizioni Rai Eri.


E’ negli anni 70 quando la Dc voleva copiare il Pci. Rendere le feste dell' Amicizia popolari e attraenti come quelle dell' Unità e si affidò a Rino Fiumara, manager di cantanti.

«L' onorevole Ciccardini mi diede un ufficio nel palazzo della Dc all' Eur. Cavoli, dissi, qua divento ricco. Invece fu un flop. I comunisti lavoravano gratis, a migliaia vendevano panini, salsicce, così il partito pagava i cantanti. Alla Dc non si trovava nemmeno uno disposto ad attaccare i manifesti. Dopo un anno ho detto ciao».

Ha chiuso con la Dc?

«No. Per soldi lavoro con tutti. La Dc non aveva preferenze, il Pci voleva solo cantanti comunisti, i Nomadi, il Banco del mutuo soccorso, il cui leader, Vittorio Nocenzi, portava bretelle rosse con su scritto Pci.

Gli chiesi di toglierle a una festa dell' Amicizia. Niente. Cantò per la Dc con addosso i simboli del Pci. A Rieti, alla festa del Msi volevano Ron. Quando lui scoprì che doveva cantare per il Msi diventò una bestia. Si infuriò Lucio Dalla: dove hai portato il mio pupillo? Lo convinsi dicendo: ho altri 50 contratti, se non canti li straccio».

Una vita coi cantanti. Come ha cominciato?

«Dovevo farmi prete. Durò poco. Mi buttai sui cantanti di mezza tacca. Li offrivo ai locali di periferia. Ero un drago. Tanto che mi cercò Little Tony: so che sei bravo, vuoi fare il mio impresario? E me lo chiedi? Era in un periodo di crisi, non faceva ' na serata. Con me ne fece in media 120 all' anno».

Sono tante?

«Oggi per farne 10 all' anno devi sudar sangue. Le serate nei paesi sono la manna. Alle 3 di notte squillava il telefono: prontu, ci purtati lu cantanti Lict Tony? Un paio di volte ci ho rimesso. Avevo portato Iva Zanicchi in un paese vicino Cassino. L' organizzatore era scappato con la cassa. Anche gli organizzatori prendono fregature. Un sardo di nome Piras si presentava con una lettera di Berlinguer. Falsa. Prometteva grandi cantanti. Prendeva l' anticipo e spariva. La mia regola è: pagamento in contanti. Siccome a Pontecorvo, dove portai Milva, avevano gli spiccioli delle questue, passammo due ore a contare 50 e 100 lire».

Mai disavventure?

«Hai voglia! A Casal di Principe una banda di ragazzini sui 12 anni, con pistole sotto la camicia, voleva i microfoni. Ci salvarono i carabinieri. In Calabria, io e Iva Zanicchi andiamo a prendere un caffè. Di colpo entra un tipo basso e tozzo con una pistola più lunga di lui. Abbassa la saracinesca. Prende a schiaffi un gigante. Rialza la serranda. "Arrivederci e grazie". In un paesino siciliano peggio: Little Tony comincia a cantare Cuore matto. All' improvviso spariscono tutti. A terra c' è un uomo colpito a morte. Ci dicono: vi abbiamo pagato, potete andare. Avevano organizzato la festa per un regolamento di conti».

Ha lavorato per altri politici?

«Berlusconi all' inizio aveva una piccola tv. Mi chiese di far lavorare i cantanti in cambio di un appartamento a Milano 3. Mastella organizzava le feste a Ceppaloni.

Gli portavo Pupo, Riccardo Fogli. Mai preso una lira.Ho conosciuto anche Gorbaciov. Nel 1987 organizzai per lui la festa della pace, sbarcai a Mosca con 20 cantanti».

Battisti l' ha conosciuto?

«Lui aveva creato la Formula 3, che poi si sfasciò. Io li rimisi insieme e chiamai Battisti. Venne alla Rca con un cappuccio in testa. Grasso, irriconoscibile. "Non mi fate scherzi coi giornalisti". Aveva il terrore dei fotografi, per parlare ci chiudemmo nei bagni. Dissi: li ho rimessi insieme, ci daresti una canzone nuova? "A belli, io non do più canzoni a nessuno". Si ficcò in una vecchia macchina e sparì».

Vero che le fan impazziscono?

«In Abruzzo ero con Mal. Entra una donna bellissima, apre il cappotto, era nuda. "Mal sono qua per te". Uno che attirava le donne come mosche era Ivan Graziani. Un giorno piomba nel mio ufficio un siciliano, voleva ammazzarmi perché la figlia era corsa appresso a Graziani. Anche i genitori fanno pazzie. Per far cantare la figlia, una famiglia siciliana si trasferì a Roma. Questa ragazza di 17 anni venne da me con la madre che sembrava un' arpia: a mi figghia non la devi toccare. Lei non divenne una star, ma io trovai una moglie. La sposai, e siamo felici con 3 figli».

Tipi strani ne avrà conosciuti.

«Avevo portato Rita Pavone a una festa dell'Unità, trovo Teddy Reno che fa a botte coi musicisti. "Volevano 5 bottiglie di minerale, questi mascalzoni". Litigava per sciocchezze. Claudio Villa era pazzo per le moto. Lo vidi comprare un pacco di giornali. Tirò giù la cerniera del giubbotto e li spalmò sul petto. "Così il vento non mi frega, se no mi va via la voce".

Un altro fissato con l' aria è Bobby Solo. In macchina finestrini chiusi, niente aria condizionata. Bobby Solo ci sente poco. La musica a tutto volume spacca i timpani. L' ultima volta che ho lavorato con Sergio Endrigo nemmeno sentiva la musica, andava per conto suo. A Napoli mi chiesero Wess: era il matrimonio di un boss camorrista. A Roma un tizio pretendeva Lando Fiorini per una festa di compleanno. Troviamo 200 delinquenti usciti di galera: volevano sentire le canzoni della mala. Fiorini raccontava storielle spinte. A una festa, col palco davanti alla chiesa, si mise a raccontare la storiella delle suore che inseguono l' uccellino. Salì il prete e gli spaccò il microfono in testa. Un altro prete mi obbligò a mettere sacchi di juta alle ballerine per coprire le minigonne».

Ma Rino Fiunara è stato anche spettatore di verità scomode?

Beh, si ma lì qualche volta go dovuto tutelare gli artisti e fare come le tre scimmiette, non vedere, non sentire e…”

 

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