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FOUCAULT ED IL PANOPTICON: L'IO MODERNO CREATO DAL POTERE di Davide Germondari

L'analisi sull'odierna concezione del potere di Michel Focault, compiuta nella seconda metà del Novecento, è senza dubbio una delle teorie più discusse e affascinanti. Se si volesse acquisire una visione critica nei confronti della modernità, risulterà assai interessante rivivere il pensiero del francese sin dalla sua genesi.
Secondo storie antiche come il mondo, il mitologico gigante-guardiano Argo Panoptes era dotato di un centinaio di occhi. Così perfetto per il suo compito che, come la leggenda narra, era solito dormire soltanto con 50 occhi alla volta, pur di rimanere sempre vigile. Su questo esempio, nel 1791, il genio liberale inglese Jeremy Bentham ideò “la macchina meravigliosa”. Il Panopticon, infatti, rappresenta un modello perfetto di razionalizzazione produttiva, controllo, assoggettamento e tutto ciò che fosse oggetto dei più incantevoli sogni utilitaristici.
Una torre centrale, sede del sorvegliante, è circondata da una costruzione circolare nella quale sono presenti le celle per gli internati. La particolare architettura di questa costruzione garantisce al guardiano la facoltà di poter vedere senza essere visto, ponendo i prigionieri in uno stato di costante, pervasivo, invisibile ed irrinunciabile controllo. Anche se l'onniveggente Argo venisse a mancare, i detenuti non sarebbero mai in grado di rendersene conto; ne deriva un soggetto docile e remissivo, che si comporta come se fosse costantemente sorvegliato: ecco qui che il controllo non viene più imposto dal Grande Occhio, ma diventa un autocontrollo. Si potrebbe affermare che il
Panopticon sia ben posto al centro della sottile linea che divide la perfezione dal terrore.
Affascinato dalla creazione benthamiana, Michel Focault decise di porla come fulcro delle sue analisi circa le nuove evoluzioni del potere, con l'intento di smascherarne le dinamiche più profonde. Si potrebbe rappresentare l'evoluzione del potere attraverso un grande climax, dove la prima forma di potere è basata sul principio dell'esclusione del reietto dalla società, che culmina nell'eliminazione fisica in pubblico: basti pensare ai roghi medievali. Successivamente vi è uno sviluppo verso l'integrazione normativa, dove alla forza della violenza si sostituisce quella della morale: il diverso viene normalizzato attraverso un programma riabilitativo, come accadeva ad esempio nei manicomi, ma, sebbene non più fisica, qui è ancora presente una forma di violenza psicologica. L'espressione del potere odierno si realizza tramite la detenzione, che rappresenta la totale inversione del potere di partenza; qui, infatti, il processo diviene pubblico e la pena scontata segretamente. Il potere, ora,  assoggettando e disciplinando, non ha più lo scopo di reprimere, bensì di riplasmare una nuova soggettività morale all'interno del “deviato”, riabilitandolo. 
Ora, in accordo con il pensiero nietzschiano, la civilizzazione e la moralizzazione dell'umanità sono processi che ottengono con più efficacia gli stessi risultati di controllo sull'uomo che una volta si ottenevano attraverso violenze e torture. La violenza, che garantisce controllo attraverso l'applicazione di pene corporali imposte dall'esterno, viene rimpiazzata dalla “civiltà”, che produce il medesimo effetto, ma attraverso un controllo basato su regole morali che sono ora interiorizzate, divenendo quindi un autocontrollo interno. L'uomo si comporta correttamente non più per paura di pene fisiche, bensì per effetto di una norma morale che ha fatto (e che oramai crede) sua.
Riprendendo il Panopticon, lo si può ora accostare alla società moderna: il soggetto, nell'individualità della sua cella, subisce un potere onnipresente. La diabolica perfezione di questo potere non risiede nella sua capacità di vietare, ma, al contrario, di produrre il soggetto stesso, che ora sarà costruito sulla base di norme morali introiettate. Se si avesse il coraggio di pensare alla possibilità di controllo garantita dalle moderne tecniche di videosorveglianza e di tracciamento dei dati, la metafora di Focault potrebbe diventare più reale di quanto si possa credere.
Il potere non è più la potestà di imporre il“no”, ma “attraversa i corpi, produce delle cose, induce del piacere, forma del sapere, produce discorsi” divenendo una rete produttiva diffusa e anonima. Esso vive nelle grandi istituzioni impersonali – esercito, burocrazia, scuola, sapere scientifico- le quali inducono ad agire o pensare in un certo modo piuttosto che in un altro. La conclusione terribile dello studioso francese sostiene che il soggetto, alla luce di queste riflessioni, è un prodotto del potere stesso, e, in quanto tale, di potere  non può disporre.
Tale visione rivoluzionaria “taglia la testa al re”. Ammettendo possibile il potere senza alcun esercizio della sovranità - personale, dispotica, popolare o nella forma che più si preferisce- esso non può che vivere all'interno della soggettività stessa, plasmando azioni, pensieri, idee. Pensando alla grande evoluzione del tema della sessualità umana nel corso dei secoli, infatti, si può notare una notevole liberalizzazione dei costumi; applicando questo concetto ad un livello più generale, attraverso un salto logico, il potere diviene disciplina del corpo, decide cosa si può o non si può dire, cosa si può o non si può fare: la bio-politica è la testimonianza che “l'uomo moderno è un animale nella cui politica è in questione la sua vita di essere vivente”.

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